Dal 2000 vivo il breaking da prospettive diverse.
Ho iniziato per strada e dai primi eventi provinciali, vivendo questa disciplina nella sua forma più autentica, come cultura, confronto e crescita personale.
Qui trovi tutta la mia storia.
01
2000
La mia storia
Ho iniziato a ballare nel febbraio del 2000. Ero adolescente e, come tanti ragazzi della mia età, passavo molto tempo in giro per la città con i miei amici. Un giorno, in pieno centro a Palermo, in piazza Politeama, vidi un ragazzo fare un freeze. In quell’istante rimasi folgorato: c’era qualcosa in quel gesto, in quella forza e in quel controllo del corpo che mi colpì profondamente. Da quel momento capii che volevo ballare.
Poco tempo dopo, durante la festa di compleanno di un mio amico, ebbi una delle prime occasioni per provare. Ero felicissimo. Da lì iniziai ad allenarmi per gioco, in amicizia, nel garage, cercando di rifare proprio quel freeze che mi aveva acceso la scintilla. A poco a poco al nostro piccolo gruppo si unirono altri ragazzi, ma in fondo eravamo sempre noi: gli stessi amici con cui da bambini giocavamo con i Lego o andavamo in bici, e che crescendo avevano trovato nel breaking una nuova lingua comune.
02
Gli inizi a Palermo
Nel maggio del 2000 andai quasi per caso al Made in Rap, a Palermo, e quello fu uno dei primi momenti davvero decisivi del mio percorso. Lì conobbi Fluido D, ma soprattutto vidi da vicino B-Boy Next One e tanti B-Boy internazionali. Rimasi completamente scioccato: per la prima volta vedevo dal vivo move difficili, tecnica vera, uno stile che fino a quel momento per me era quasi immaginato più che conosciuto.
Il giorno dopo incontrammo di nuovo Next One, e ci spiegò il Six Step. Per noi fu un momento enorme, uno di quei passaggi che ti restano impressi per sempre. Non era solo imparare un passo: era sentire di stare entrando davvero dentro una cultura, dentro un linguaggio.
Con il tempo, a Palermo si formarono due crew: le SCP e i Survival Force, il gruppo di cui facevo parte. Ogni fine settimana ci incontravamo a Piazzale Ungheria, che per noi era molto più di un punto di ritrovo: era il centro dell’hip hop palermitano, un luogo vivo, fatto di incontri, scambi, sfide e ispirazione. Sotto quei portici, accanto al parcheggio, passavano alcune delle persone più influenti della scena hip hop cittadina. C’erano breaker, rapper, artisti, e tra quei nomi ricordo anche Johnny Marsiglia e Mad Buddy, in un’atmosfera che per chi la viveva significava appartenenza, identità e crescita.
La mia adolescenza era tutta lì: allenarmi durante la settimana per arrivare pronto al sabato, pronto a sfidarmi, a imparare, a fare esperienza in strada. In quegli anni partecipammo anche alle GEM di Borgo Nuovo, e fu proprio lì che cominciai a conoscere i primi B-Boy siciliani fuori dalla mia cerchia più vicina.
03
2002
Le prime battle fuori Palermo
Tra i primi incontri che mi colpirono di più ci furono quelli con i B-Boy di Catania. Nel 2002 andai proprio a Catania a ballare e lì feci la mia prima battle fuori Palermo. Quella esperienza rappresentò una svolta importante: per la prima volta mi confrontavo con tantissima gente proveniente da tutta la Sicilia, con ballerini più avanti di me, più esperti, quelli che sentivo quasi come degli “zii” nel breaking, persone da osservare con rispetto e fame di crescita.
Da quel momento il percorso con i Survival Force continuò tra avventure, jam a Monreale, battle in giro per la Sicilia e anni di formazione continua. Ogni esperienza era un tassello in più, ogni viaggio una lezione.
04
2005 - 2007
Kinda Clone, Classe 091 e il Battle of the Year
Nel 2005 partecipammo per la prima volta al Battle of the Year Italia, a Roma, con il nome di Kinda Clone. Per noi era un traguardo enorme. Nel frattempo il gruppo era cambiato: alcuni avevano smesso di ballare, altri avevano scelto strade diverse, ma il progetto continuava a evolversi.
Con il tempo Kinda Clone cambiò nome e diventò Classe 091. Fu un periodo importante, in cui arrivarono le prime soddisfazioni vere a livello regionale: finali, riconoscimenti, crescita di gruppo. Eravamo spesso in competizione con l’altro gruppo forte di Palermo, che nel frattempo aveva cambiato nome in Savage.
Dopo diverse sfide e finali affrontate l’uno contro l’altro, decidemmo di unire le forze per partecipare insieme al Battle of the Year Italia del 2007 come un’unica formazione. Quell’esperienza non andò come speravamo, ma fu comunque un passaggio decisivo. Dopo quel capitolo, Classe 091 e Savage si divisero nuovamente, e io rimasi con i Savage, dove c’erano compagni di scuola e persone che conoscevo da tanto tempo. Da lì cominciò una nuova fase del mio percorso.
05
I Savage, i viaggi internazionali e Castelvetrano
Con i Savage iniziai davvero a vivere il breaking in maniera sempre più ampia. In Sicilia vincevamo molte battle e il nostro nome cresceva. Questo ci portò ad affrontare eventi più grandi e a iniziare i primi viaggi internazionali.
Tra il 2007 e il 2008 andammo in Spagna, al Duello nel Desierto, un’esperienza che porto ancora dentro. Erano viaggi favolosi, vissuti con lo spirito più autentico della cultura hip hop. A Madrid facevamo street show per pagarci l’albergo, e questo dettaglio racconta bene che tipo di percorso fosse il nostro: passione vera, sacrificio, strada, voglia di esserci a tutti i costi.
Nel 2008 andammo anche all’IBE in Olanda, e lì vissi una delle esperienze più forti della mia carriera. Vedere dal vivo i migliori ballerini del mondo, quelli che fino a quel momento avevo conosciuto solo attraverso videocassette e video, fu qualcosa di incredibile. In seguito partecipammo anche più volte all’Outbreak Europe, poi diventato Outbreak World Final in Slovacchia. Quei viaggi mi fecero conoscere ballerini dell’Est Europa e di tutto il mondo, e mi aiutarono a capire tantissime cose, sia sul breaking sia su me stesso.
Intorno al 2010 ci fu un altro periodo molto significativo del mio percorso: cominciai a lavorare con continuità a Castelvetrano, nella scuola Special Champion. In quei mesi facevo più giorni a settimana lì che a Palermo, affrontando viaggi continui per poter insegnare e seguirli da vicino. Da quel lavoro sono nati B-Boy davvero molto bravi, ragazzi che ho visto crescere passo dopo passo, e qualcuno di quella “famiglia” sta diventando ancora oggi un ballerino di grande livello. Questo periodo è stato fondamentale per capire quanto l’insegnamento, se fatto con costanza, potesse trasformare davvero le persone.
06
Maori Show e la ricerca coreografica
Parallelamente alle battle, iniziai a dare sempre più valore anche alla parte coreografica. Con i Savage crescemmo tanto sotto questo aspetto, e lo show che porto più nel cuore si chiama Maori Show. È probabilmente lo spettacolo più bello che abbia mai creato, quello che più sento vicino alla mia idea di energia, gruppo e identità.
In quegli anni collaboravo anche con diverse scuole di danza, cercando di rafforzare non soltanto la mia carriera da B-Boy, ma anche quella da insegnante e coreografo. Uno dei miei obiettivi era superare il pregiudizio secondo cui i B-Boy, sul piano coreografico, sarebbero meno capaci rispetto ad altri gruppi o ad altre discipline. Per questo iniziai a portare gruppi di breaking anche negli eventi coreografici, ottenendo col tempo grandi soddisfazioni e dimostrando che il breaking può avere forza, visione e qualità scenica anche fuori dalla battle.
07
2014
Il progetto atletico del 2014
Nel 2014 iniziai un percorso con una ricercatrice dell’Università di Scienze Motorie di Palermo. Insieme creammo un programma dedicato alla preparazione atletica per i ballerini di breaking, con un’attenzione particolare anche alla prevenzione degli infortuni. Coinvolsi molti ballerini in questo progetto, perché sentivo l’importanza di unire l’esperienza della strada con una preparazione più consapevole e strutturata.
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Il 2015: Cherry Project e The Jam
Nel 2015, ancora prima della separazione dal gruppo Savage, iniziai un altro percorso molto importante chiamato Cherry Project. L’idea era aiutare i ragazzi ad aprire lo sguardo, a capire che la danza si può studiare da più punti di vista e non soltanto attraverso il breaking. Per questo il progetto prevedeva allenamenti e studio in diversi ambiti: breaking, street dance e altre forme di movimento, con un lavoro pensato per ampliare la mentalità, la preparazione e la sensibilità artistica.
Facevo studiare i ragazzi anche con maestri di alto livello e con ballerini provenienti da altre discipline, introducendo linguaggi diversi come top rock, walking e altre influenze urbane, senza perdere il rispetto per la base del breaking. Allo stesso tempo chiamavo anche ballerini siciliani molto forti nel breaking, per far fare lezioni specifiche e offrire ai ragazzi un confronto serio con chi aveva esperienza reale sul campo.
Alla fine di quell’anno organizzai l’evento più grande che abbia mai creato: The Jam. Fu un progetto ambizioso, pensato come un contenitore vero di cultura urban. All’interno c’erano battle di breaking, show, workshop di walking, hip hop e breaking, eventi di skate e perfino battle di graffiti e murales. The Jam rappresentò per me non solo un evento, ma una visione: mettere insieme discipline diverse, persone diverse e anime diverse della cultura, in un unico spazio di crescita e confronto.
09
Il percorso da solista e R-16
Sempre nel 2015 si interruppe la mia permanenza nel gruppo Savage Crew. Da lì iniziò una nuova fase della mia carriera, da solo, sia come insegnante sia come ballerino. In quel periodo vinsi anche eventi da singolo, tra cui R-16, ma la cosa più importante non furono tanto i risultati personali quanto il percorso che cominciai a costruire con i miei allievi.
Portare i ragazzi alle battle e agli eventi, vederli affrontare il palco e la competizione, mi ha fatto capire ancora di più quanto il breaking potesse diventare un’opportunità di crescita profonda per loro, non solo artistica ma anche umana.
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Formazione
Freezes Your Soul e la formazione
Da quel percorso nacque anche il gruppo Freezes Your Soul, con cui riuscimmo a salire sul podio in tutti gli eventi coreografici a cui partecipammo nella categoria adulti. Era un gruppo speciale, perché univa età diverse: bambine di 8 anni insieme a me che avevo poco più di trent’anni. Questa per me è stata una delle esperienze più significative, perché dimostrava che il breaking e la coreografia potevano unire generazioni, esperienze e sensibilità diverse in un’unica visione scenica.
In quegli anni proseguii anche la mia formazione tecnica. Frequentai il Centro Olimpico Nazionale di Formia, dove ottenni l’attestato di tecnico di secondo livello di breaking attraverso un percorso di studio distribuito in più sessioni nel tempo. Anche questo passaggio fu importante, perché mi diede nuovi strumenti per insegnare con ancora più competenza, metodo e responsabilità.
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La pausa e Breaking Lab
Dopo tanti anni di battle, viaggi, insegnamento, coreografie ed eventi, sentii il bisogno di prendermi una piccola pausa. Era un momento necessario per fermarmi, rimettere ordine nelle idee e valorizzare davvero tutta l’esperienza accumulata in oltre vent’anni di percorso, sia come competitor sia come insegnante.
Da questa riflessione è nato Breaking Lab, il progetto che sto sviluppando oggi. Breaking Lab è pensato per aiutare chi vuole crescere nel breaking, sia a livello competitivo sia a livello coreografico, sia semplicemente come passione. L’idea di base è offrire un percorso costruito con criterio, nel rispetto delle basi, dei fondamentali e della cultura stessa, usando tutta l’esperienza maturata negli anni per guidare i ballerini in modo serio e umano.
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OGGI
Oggi guardo tutto questo percorso come una storia fatta di strada, amicizie, allenamenti, sacrifici, crew, viaggi, insegnamento e visione. Una storia iniziata da un freeze visto per caso in piazza Politeama e cresciuta attraverso luoghi simbolici come Piazzale Ungheria, battle in tutta la Sicilia, eventi nazionali e internazionali, e anni spesi a costruire non solo il mio percorso, ma anche quello di tanti altri ragazzi.
Quello che porto con me, ancora oggi, è la stessa meraviglia di allora. La voglia di continuare a imparare, di continuare a trasmettere, e di custodire il breaking non solo come danza, ma come cultura, disciplina e possibilità di crescita reale.
Gallery
Breaking, eventi e formazione.
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